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Zeno Ferri / Ferricom

4 minuti 800 parole

Per fare comunicazione oggi andare a bottega è ancora la cosa migliore. Intervista a Zeno Ferri, Ferricom. Entra in contatto con Zeno.

Parole: 801 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Veronese doc – come il nome stesso suggerisce – Zeno Ferri ha 57 anni, 3 figli e oltre 30 anni di esperienza nel settore della comunicazione; ma prima di riuscire ad aprire la sua agenzia Ferricom ha trascorso diversi anni a bottega. Erano gli anni ‘80, il settore era ancora in espansione, le agenzie di comunicazione erano più che altro laboratori, i creativi lavoravano a mano e tutto veniva fatto con grande perizia artigiana. Cosa vuol dire invece fare comunicazione nel 2014 e come si fa a emergere in un settore sempre più competitivo (e amatoriale)?

Zeno, come si è avvicinato al settore della comunicazione?
Per caso. Mi sono laureato in Scienze Politiche e, mentre ero ancora all’università, lavoravo come rappresentante per una stamperia. Un giorno ho conosciuto una persona, Pino Dal Gal, che mi propose di entrare nella sua agenzia di comunicazione.
All’epoca le agenzie si contavano sulle dita della mano; erano più che altro laboratori, i creativi lavoravano a mano e tutto veniva fatto con grande perizia artigiana. Per i primi anni ho soprattutto ascoltato: era un settore in espansione e io ne ero ancora digiuno. Così ho cercato di assorbire il più possibile e, piano piano, nell’83 sono entrato nel gruppo di Dal Gal come associato. Un percorso durato 8 anni, durante il quale abbiamo gestito clienti importanti (Paluani, loacker, Hero tra gli altri).

Quando è riuscito a aprire un’agenzia tutta sua?
Negli anni 90 abbiamo ceduto l’agenzia a un gruppo americano, un’esperienza importante durata tre anni. La molla è scattata nel ‘93 quando ho deciso di fondare uno studio tutto mio. All’epoca avevo già due figli e il terzo in arrivo; con un contratto sicuro non sembrava di certo una scelta ragionevole, ma riuscivo a vedere una prospettiva davanti a me e volevo provare a essere imprenditore di me stesso. Così mi sono buttato senza timori, senza nemmeno un cliente e con un solo collaboratore.

Come si fa ad aprire un’agenzia di comunicazione nel 2014? Da dove si deve partire?
Va detto che quando io ho cominciato erano anni in cui l’economia viaggiava, le aziende chiedevano e c’era spazio. Adesso c’è un’offerta maggiore, un tempo non c’erano tutti questi laureati in comunicazione, prima si andava a bottega, non esistevano gli stage.
Oggi è importantissimo guardarsi intorno, vedere cosa succede oltreoceano, conoscere il digitale, ma non ci si deve dimenticare che la comunicazione è fatta di creatività perché, al di là degli strumenti, il vero valore aggiunto è sempre l’idea.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione in ambito lavorativo?
Sicuramente essere riuscito a partire da zero senza clienti e creare con passione una piccola realtà di impresa che ha dato lavoro a tante persone. Non è facile sopravvivere a questo momento, ma io e i miei collaboratori siamo ancora qui. È una soddisfazione impagabile.

L’errore più istruttivo invece?
Quando negli anni ‘90 ha cominciato a diffondersi la rete, avendo una formazione classica, ho sottovalutato la sua importanza, quando invece sarebbe stato opportuno perché chi l’ha fatto ne ha tratto grossi vantaggi. Tuttavia è stato un errore istruttivo perché adesso ho imparato che non bisogna mai trascurare nulla; mi ha insegnato ad aprirmi ancor di più e ad ascoltare tutti, dai teenager ai miei coetanei. Se non avessi commesso quell’errore, avrei avuto delle occasioni sicuramente diverse ma, del resto, intraprendere un percorso vuol dire anche sbagliare strada.

Che caratteristiche deve avere una persona che voglia affermarsi nel mondo della comunicazione?
Il comunicatore è una persona aperta agli altri e al mondo, ricettiva, sa ascoltare, è curioso e appassionato, ma soprattutto ha voglia di capire e imparare a essere semplice, cosa tutt’altro che facile.

Quanto importante è oggi avere un brand personale?
È importante nel momento in cui resti coerente, la reputazione si costruisce con esperienze reali. Non c’è niente di peggio che creare inutili aspettative.

Come si fa a emergere in un settore sempre più competitivo (e aggiungerei amatoriale) come quello della comunicazione?
Conoscere il digitale, saper fare branding e socialnetworking è importante, ma non bisogna mai dimenticare che la vera differenza la fa chi è in grado di sfornare idee che funzionino, altrimenti tutto si riduce a mera esecuzione e emergere diventa impossibile.

Un consiglio a un giovane che voglia seguire i suoi passi?
Consiglio di viaggiare, respirare aria di agenzia per capire come si lavora: andare a bottega è ancora la cosa migliore.
Ma la vera chiave di volta è l’apertura mentale, me lo ripeto tutti i giorni anche io perché chiudendosi si perdono opportunità. E ultima cosa – non meno importante – siate pazienti: un tempo le opportunità si concretizzavano velocemente, ora ci vuole molta più pazienza. Se non senti che è la tua strada fai sempre in tempo a cambiarla.

Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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