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481. Paola Michelazzi / Scatenata

6 minuti 1198 parole

Brugole, macchie d’olio, chiavi inglesi … il meccanico che (non) ti aspetti. Intervista a Paola Michelazzi di Scatenata. Entra in contatto con Paola

Parole: 1.110 | Tempo di Lettura: 5 minuti

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L’ufficio è troppo stretto per una “Scatenata” come Paola, che molla tutto e apre la sua officina di riparazioni per biciclette. Passione, business plan (da verificare strada facendo), intraprendenza e il supporto degli amici: questi gli ingredienti di un progetto ispirato al senso di libertà. Nasce così la ciclofficina di Paola Michelazzi, restauro e riparazione di biciclette.

[pullquote]Mi piace la bici, per questo senso di libertà che rappresenta e che ti regala.[/pullquote]

Una donna in una ciclofficina fa già notizia. Da dove nasce la tua idea?
Il termine ciclofficina si rifà alle ciclofficine popolari, che sono iniziative di volontari. Ce ne sono in tante città. La mia è una bottega di meccanico per biciclette. E io sono il meccanico. Questo progetto nasce da me, è il concretizzarsi della mia passione per la bicicletta. Ho lavorato come impiegata in ufficio fino a due anni fa ma la mia natura è essere indipendente. Ecco perché mi piace la bici, per questo senso di libertà che rappresenta e che ti regala. Da sempre, proprio per quel legame profondo con la mia bici, ho voluto prendermene cura in prima persona, senza dover dipendere da altri. E così ho iniziato ad imparare il mestiere. La mia voglia di imparare mi ha portato a fare pratica in una ciclofficina popolare e alla bottega di altri meccanici esperti che mi hanno insegnato molto. Poi, un caso fortunato: mi sono trasferita a Vicenza, in affitto proprio nella casa di un meccanico di biciclette, con tanto di laboratorio e bancone attrezzato. Gli amici hanno cominciato a portarmi le loro bici per le piccole manutenzioni, io ho visto che mi piaceva, e ho cominciato a pensare che sarebbe potuto diventare questo il mio lavoro. Così un giorno ho lasciato l’ufficio e aperto la mia officina meccanica.

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[pullquote]Le persone a me vicine si sono fidate della mia scelta, e questa alta fiducia fa bene a me e al mio business.[/pullquote]

Cosa ti ha spinto a fare il grande salto?
Era l’ottobre 2013, alle porte c’era la stagione bassa per questo lavoro, ma ho pensato che questo mi avrebbe dato tempo per organizzarmi. E così mi sono buttata. Sentivo che dovevo provare e lasciare da parte la paura di un cambiamento così radicale. In me ha prevalso il desiderio di essere libera, di realizzare ciò che sento di essere veramente, cogliendo l’opportunità di fare della mia passione il mio lavoro. Questo ripaga delle difficoltà, che naturalmente esistono nella libera professione. È una grande responsabilità che mi sono presa, in prima persona, da sola. Ma questo è il senso di libertà che mi piace. In questo gli amici e la mia famiglia hanno avuto un ruolo fondamentale, nel darmi l’appoggio e l’approvazione. Attorno a me c’è solo entusiasmo per questa scelta coraggiosa, o forse incosciente. Ci vuole un po’ di entrambe le cose, per mettere in pratica un sogno. Le persone a me vicine si sono fidate della mia scelta, e questa alta fiducia fa bene a me e al mio business.

Solo riparazioni e restauri. Da dove arriva questa scelta?
Faccio solo le riparazioni, anche le piccole cose che ti restituiscono “la tua bici” perfettamente funzionante. La bicicletta è più che un oggetto, il rapporto con lei ha una forte componente affettiva. Il restauro è un’attività più rara, anche perché il collezionista tendenzialmente preferisce essere autonomo nella manutenzione di quello che è il suo “gioiellino”.

[pullquote]Le donne sono orgogliose per quello che faccio e approvano, gli uomini sono incuriositi.[/pullquote]

Il fattore “donna” è un vantaggio o un freno?
Direi che è un vantaggio, e me l’aspettavo. Tutt’altro che un ostacolo: il fatto di trovare una donna in officina crea una grande apertura, sia da parte dei clienti, sia degli altri meccanici, che sono sempre molto cordiali con me. La prima reazione della gente è la curiosità. Entrano chiedendo “Dove xeo el paròn?” (Dov’è il padrone, ndr); è divertente, e io rispondo “Sono io, el paròn”. Le donne sono orgogliose per quello che faccio e approvano, gli uomini sono incuriositi. In ogni caso, è tutto molto simpatico. Qui è impossibile annoiarsi, si incontra un sacco di gente, di storie legate alle biciclette.

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Hai fatto un business plan? Cosa prevedi per il 2015?
Il business plan c’è, ma è stato revisionato sul campo, constatando nella pratica che alcune previsioni (in particolare le spese) erano state sottostimate. La stagione 2015 è la seconda che mi vede operativa – si conta come periodo buono quello che va da marzo a settembre – e già quest’anno prevedo di andare in attivo, quindi sono contenta. Le spese di avviamento sono ridotte, il lavoro aumenta.

Come vedi il futuro del tuo business?
In generale vedo che stiamo diventando sempre un po’ più poveri e questo porta ad una rivalutazione del recupero, della cura degli oggetti, cresce la richiesta di manutenzione. Si usa più la bici e meno l’auto, e questo è positivo sotto molti punti di vista. Il meccanico, come piccolo artigiano, è una figura quasi scomparsa. Negli anni del grande benessere si sono trasformati tutti in commercianti. Io ho scelto di fare le piccole riparazioni: sono gocce ma la pioggia è fatta di gocce! Nella mia città, Vicenza, la bicicletta ha un grande futuro. C’è chi la ama da sempre e chi la scopre tardi ma poi non la molla più.

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Quanto contano internet e i social nel tuo business?
Credo molto in questi strumenti, credo nell’importanza di esserci e di starci in modo attivo. Il mio business ha avuto una veste online sin dal suo esordio. Addirittura ho chiesto con un sondaggio su Facebook qualche idea per trovare il nome. “Scatenata” viene da lì, scelto perché ricorda energia e libertà. E trovo che tutto ciò mi si addica.

Scatenata è anche uno spazio per eventi.
Certo, proprio per questo carattere di allegria che ho voluto dare alla mia bottega, luogo di incontri e di storie. All’incirca ogni mese e mezzo organizzo un incontro con appassionati di ciclismo che raccontano qualcosa di sé, presentano libri, spettacoli, esperienze di vita. In passato, in Italia il ciclismo è stato molto importante nella vita di molte persone, una grande passione condivisa, motivo di orgoglio anche per chi era lontano, migrante. La bici è ancora oggi uno strumento di aggregazione, in ogni sua manifestazione. Si fa un pezzo di strada insieme, contro l’impigrirsi (anche mentale) favorito dall’automobile.

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A chi ti senti di dovere qualcosa per questo tuo passo?
Senza dubbio ai miei genitori. Mi hanno sempre lasciata libera, insegnandomi a prendere le mie responsabilità. Questo mi ha reso indipendente e sicura. Mi incoraggiano a seguire la mia strada, camminando con le mie gambe. È questo l’insegnamento che ho messo a frutto nel fare le mie scelte.

[pullquote]Sento che questo era il mio destino professionale.[/pullquote]

Fato o destino?
Direi più destino, nel senso di percorso personale cui una persona è destinata. Credo che ciascuno di noi nasca con delle qualità, delle priorità. Se siamo lasciati liberi, l’animo le segue. Il nostro compito è scegliere di darci questa libertà. Ora sento che questo era il mio destino professionale.

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Anna Baldo

Intervista a cura di Anna Baldo

“Scrivere per mestiere, per passione, mai per caso”. Giornalista, addetta stampa, consulente per la comunicazione. Canto in un coro polifonico e nel tempo libero mi dedico al bricolage. C’è tutto in www.annabaldo.com

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