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522. Lorenzo Ferraboschi / Sake Company

4 minuti 699 parole

In viaggio tra il Mediterraneo e il Paese del Sol Levante alla scoperta del sake d’alta gamma. Intervista a Lorenzo Ferraboschi, founder di Sake Company. Entra in contatto con Lorenzo

Parole: 660 | Tempo di Lettura: 3 minuti

Sake Company_profilo

Lorenzo Ferraboschi è il fondatore di Sake Company, un’azienda che importa sake di alta gamma. Quello di Lorenzo con il Giappone e i suoi prodotti non è un legame dell’ultimo minuto: da anni si occupa di import/export, e anche sua moglie proviene dal Paese del Sol Levante.
Lo abbiamo intervistato per capire meglio le caratteristiche di un prodotto che magari capita di consumare, ma senza avere una cognizione esatta di ciò che stiamo bevendo.

Ciao Lorenzo. Esattamente che cos’è il sake?
È una bevanda alcolica originaria del Giappone. A differenza del vino, che viene ricavato dall’uva, il sake nasce dalla fermentazione del riso.

Da dov’è nata l’idea di importare sake di lusso?
Noi da ormai 10 anni esportiamo prodotti italiani sul mercato asiatico, rispondendo all’esigenza di quei piccoli operatori locali che vorrebbero dei prodotti italiani ma non hanno la possibilità di importarli direttamente. Importiamo poi in Italia prodotti asiatici di qualità. La presenza di ristoranti giapponesi di alta gamma in Italia è aumentata negli ultimi anni, e ci siamo resi conto che il sake era un prodotto che poteva avere un grosso mercato. Per quanto riguarda quest’ambito, l’Inghilterra e la Francia sono tendenzialmente qualche anno avanti rispetto all’Italia, e già da qualche anno lì sono nati dei sake bar. Pensiamo quindi che a breve ci sarà un boom anche da noi, e in realtà sta già cominciando. Per ora è molto più facile trovare sake di qualità medio-bassa, ma questa è probabilmente solo una prima fase.

Come distinguo un ristorante di qualità da uno dozzinale?
Una prima indicazione può essere questa: in Cina si mangia tutto cotto, per cui se ci viene servito un piatto crudo possiamo avere la certezza che non è un prodotto originale cinese. In genere “fanno volume”, c’è un mix di cose per arricchire i menù. Per quanto riguarda il sake, in realtà non va consumato sempre caldo, come lo servono di solito, non è un distillato. Va servito a seconda della stagione: se vado in un ristorante giapponese d’estate e mi offrono del sake caldo, il ristorante non è realmente giapponese.

Come si stabilisce la qualità di un sake?
Ci sono dei sommelier specializzati. Si formano con dei corsi un po’ più semplici di quelli dedicati al vino e ci sono varie fasce professionali. Da settembre noi partiremo con dei mini-corsi per ristoratori e appassionati, in cui vogliamo dare un’infarinatura generale per far capire cos’hanno acquistato.

Sake Company_2

A chi vi rivolgete?
A ristoranti giapponesi, ma anche a ristoranti italiani che usano il sake come tocco particolare per dare un accento nuovo ai propri piatti. In particolare il sake dà il quinto gusto percepito (assieme a dolce, salato, amaro e aspro), l’umami. È un gusto piuttosto diverso dagli altri, quindi gli chef tendono a usarlo per dare un tocco particolare. Alcuni ristoranti lo servono come bevanda, ma è ancora un fenomeno piuttosto raro. Facciamo anche dei corsi per spiegare come una bottiglia di sake si possa accompagnare a una cena, ma probabilmente è ancora presto.

Quando avete capito che era un’idea vincente anche se non era un prodotto diffuso?
Quando in tutti i ristoranti a cui abbiamo presentato il prodotto mi sono sentito dire: “Ah, finalmente! Lo stavo cercando e non sapevo dove trovarlo”.

In quale zona d’Italia avete più clienti?
Sicuramente a Milano, da dove siamo partiti, ma la settimana scorsa abbiamo organizzato un evento con Gambero Rosso a Roma e da lì sono nati molti contatti: pensiamo di riuscire quindi ad ampliarci in quella zona. Altre città interessate sono Torino, Venezia, Bologna e Trieste. Si parla di qualche decina di unità ma, se segue il trend alimentare inglese e francese, fra qualche anno le cose saranno molto diverse.

Idee per il futuro?
Vogliamo sviluppare un e-commerce che permetta anche ai singoli di comprare del sake di alta gamma, non solo ai ristoratori. Vogliamo anche sviluppare il mercato offline, perché spesso i ristoratori sono esterni al mondo del web, e i prodotti vanno quindi presentati dal vivo.

Anna Cortelazzo

Intervista a cura di Anna Cortelazzo

Scrivo per lavoro su vari siti e per passione su www.bradipocondriaca .it. Amo la Fiorentina (quella viola, non quella al sangue o ben cotta) e il mio gatto Prandy, anche se dopo la défaillance di Prandelli ai Mondiali sto pensando di cambiargli il nome.

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