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Birra Olmo

4 minuti 723 parole

Sostenere la rivoluzione della birra artigianale a colpi di malto e luppolo. Intervista a Martina Bozza di Birra Olmo

martina bozza

Martina, come e quando avete cominciato a produrre birra artigianale?
Quando ci siamo resi conto che non potevamo più continuare a bere birre destinate al consumo di massa. la cosa ha cominciato a darci noia e da qui è partito l’impulso di produrre un prodotto che si scostasse largamente dagli altri offerti nei locali e nelle feste. Siamo partiti con un kit di birra sgangherato e poi quasi due anni fa la prima cotta in birrificio.

Olmo è il nome della via dove sperimentate e producete le vostre birre homemade. Ci descrivete la vostra fucina?
Le nostre idee nascono e fermentano in quella che abbiamo battezzato “Olmo house”, che altro non è che la casa che ha ospitato i primi maldestri esperimenti birrai e quelli attuali, oltre che la casa dove viviamo.
È lì che creiamo le ricette e facciamo prove su piccola scala. Per produrle invece ci serviamo dell’impianto di un altro birrificio. Queste zingarate continueranno ancora per poco, perché tra qualche mese sarà operativo il nostro impianto e smetteremo di essere nomadi. Ci riteniamo una squadra e cerchiamo di interpellarci costantemente, i briefing non sono mai abbastanza, non parliamo dei brainstorming!
Contribuisce anche il fatto che l’Olmo house è situata in campagna, ambiente molto fertile per la produzione di idee.

Le vostre anarco-birre lanciano un forte messaggio di sovversione e opposizione all’omologazione delle birre industriali
Abbiamo scelto di includere nelle nostre birre il messaggio di quello che siamo, la nostra etica, la ricerca della qualità, ciò che non troviamo nelle birre prodotte industrialmente.
Ci piace parlare chiaro ed esporre i nostri principi pur sapendo che non si può piacere a tutti, non amiamo gli stereotipi e ci teniamo a puntualizzare che la figura di birrai “sovversivi” che ci siamo impressi addosso è frutto degli ambienti in cui siamo cresciuti.
E così sono anche le nostre birre: sono sei tipi per cercare di accontentare tutti i gusti, facili da bere, ideali per il consumo collettivo.
Il nostro cavallo di battaglia è la birra Guerrilla Ipa, una bionda luppolata da assalto, le sue armi sono malto e tanto luppolo che, invece di mietere vittime, risvegliano coscienze.

Alcuni giovani hanno visto nell’artigianato e nel recupero delle nostre tradizioni un’opportunità per reinventarsi e reagire alla crisi. Anche per voi è stato così?
In tempo di crisi l’ atto veramente rivoluzionario è reinventarsi. E fare qualche passo indietro e tornare alle cose sane, quindi recuperare le tradizioni.
Per noi si tratta di entrambe le cose, quando ci siamo resi conto di aver toccato il fondo, abbiamo cominciato a scavare. Passione per la birra unita alla voglia di cambiare le cose ripartendo dalle origini.

Il vostro è un birrificio giovane, di appena due anni. Come stanno andando le cose?
Le cose stanno andando molto bene. Non amiamo parlare di cifre però diciamo che attualmente la domanda sta eguagliando l’offerta e questo ci fa piacere perché significa che la gente comincia ad apprezzare e ad avvicinarsi non solo alla nostra birra, ma alle birre artigianali in generale. Riguardo quest’ultimo fattore ci tengo a dire che certamente puntiamo alla vendita e diffusione di Birra Olmo, ma ciò a cui teniamo di più è la diffusione e la presa di coscienza nei riguardi della birra artigianale in generale, senza escludere nessuno.

Come funzionano comunicazione e vendita dei vostri prodotti?
Abbiamo scelto di comunicare secondo i metodi del marketing non convenzionale, ovvero in base a strategie a basso costo mirate a coinvolgere il consumatore, per questo organizziamo molti eventi e contest creativi.
Cerchiamo anche di generare l’affettività dei clienti nei nostri confronti, proponendo cene e degustazioni a casa nostra, oppure essere testimonial di un nostro video, puntando a mettere al centro dell’attenzione il destinatario finale di Birra Olmo.
In fondo i mercati sono fatti di essere umani e le persone sono portatrici sane di esperienze e contatti, per questo siamo ricettivi e attenti a proposte, consigli e opinioni dei consumatori.
In sostanza nella comunicazione ricerchiamo aggregazione e condivisione, che è quello che cercano anche le persone, specialmente nell’era dei social media.

Un consiglio a chi vorrebbe tentare la strada dell’autoimprenditorialità?
Incitiamo ad essere creativi anche e soprattutto in questo periodo, se il lavoro non c’è si deve tentare di crearlo. È una bella sfida, ma questa dovrebbe essere la motivazione che spinge al cambiamento.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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