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15. Do You Timbuktu?

5 minuti 977 parole

Noi amiamo Timbuktu, la migliore app per bimbi su iPad. Francesca Cavallo ne è la direttrice creativa e co-fondatrice. L’abbiamo intervistata.

Chi ha l’app non può non aver vestito, proprio in questi giorni, il babbo natale di feltro che cadeva in uno dei giorni del magico calendario. E chi ha l’app (ma anche chi non ce l’ha ancora!) non può perdersi questa intervista a Francesca Cavallo, co-fondatrice e direttrice creativa di Timbuktu. Francesca ha studiato Scienze della Comunicazione alla Statale di Milano, ha fatto regia teatrale alla scuola Paolo Grassi e ha proseguito la sua formazione teatrale con un Master in Danza Contemporanea allo Stabile di Torino. Pedagogia e passione per le nuove tecnologie sono confluite in Timbuktu, grazie all’incontro con la co-fondatrice di questo progetto, Elena Favilli. Ascoltiamo Francesca, mentre ci porta dentro il magico mondo di Timbuktu.

Ve lo avranno chiesto in molti, ma da qualche luogo si deve pur partire e io vorrei partire proprio da Timbuktu: ho letto che è una città… dove si trova e come mai avete scelto questo nome?

Timbuktu si trova nel deserto del Mali. È una delle destinazioni più remote del mondo, eppure è stato un centro di grande cultura nel passato. È una destinazione così esotica, che parrebbe quasi immaginaria. Eppure, esiste davvero. Inoltre si pronuncia nello stesso modo in quasi tutte le lingue del mondo.

Che cos’è Timbuktu e a chi si rivolge?

Timbuktu è una rivista su iPad per genitori e bambini sulla quale è possibile trovare ogni giorno una nuova attività, un gioco, una storia o una ricetta per divertirsi insieme ai bambini. Si può scaricare gratuitamente dall’App Store.

Nel 2012 avete vinto l’Italian Innovation Day a San Francisco come migliore start up: che cosa vi ha fatto vincere?

Credo che una cosa che colpisce molto è il respiro del nostro progetto: noi non vogliamo solo fare una start up di successo, vogliamo cambiare il modo in cui giochiamo con i bambini perché crediamo che questo possa essere un motore importante di cambiamento del mondo. Inoltre, abbiamo portato nel digitale un’attenzione enorme alla dimensione estetica di un prodotto per bambini. Questo fa di Timbuktu un prodotto unico nel panorama dell’editoria digitale per bambini.

Quanto peso ha la qualità grafica nel vostro lavoro?

Pesa moltissimo. Siamo convinti che etica ed estetica vadano a braccetto. Offrire ai bambini dei prodotti digitali belli e curati, li aiuta a maturare una sensibilità estetica che è importantissima per riconoscere e proteggere la bellezza dell’universo.

Con che criterio scegliete i contenuti?

Scegliamo storie che possano essere divertenti e interessanti sia per gli adulti che per i bambini. Questo perché spessissimo i genitori leggono le storie insieme ai bambini, ma è raro che si pensi anche al loro intrattenimento. Il fatto è che se un genitore si diverte, questo migliora in modo naturale la qualità del tempo che passa con i bambini.

Come mai la scelta di contenuti solo in inglese, visto che siete due italiane?

Quando abbiamo iniziato l’iPad era uscito da pochissimo, e aveva una grande diffusione soprattutto negli Stati Uniti. Per una questione numerica, non aveva senso partire dall’italiano, l’inglese ci dava accesso a un pubblico molto più numeroso. Stiamo facendo dei test e, appena possibile, intendiamo avere più versioni di Timbuktu in altre lingue, tra le quali l’italiano naturalmente!

Educazione e divertimento: quanto peso ha il primo termine e quanto il secondo?

Nel migliore dei mondi possibili, non c’è differenza tra i due. È dimostrato che si apprende molto più velocemente in contesti in cui ci si diverte. Questo è esattamente l’ambiente che stiamo cercando di costruire, tra di noi chiamiamo questa cosa “invisible education”.

Riuscite a misurare quali sono i contenuti più apprezzati?

Sì, al momento il primo in classifica è lo Schiaccianoci. La prima di tre puntate è uscita sabato 8 e ha scalato la classifica. Ne sono molto felice, perché è una storia bellissima, i cui suoni per le interazioni sono ricavati dalla musica originale di Tchaikovskij. È un’operazione davvero molto interessante, ed è illustrata magnificamente da Philip Giordano, un illustratore italiano che vive a Tokyo da molti anni.

Da chi è composto oggi il team Timbuktu?

Siamo in 7: Elena Favilli, CEO e fondatrice; Francesca Cavallo, Direttrice Creativa e co-fondatrice; Diego Trinciarelli, CTO; Samuele Motta, Art Director; Trevor Lundeen, Web Developer; Erica Capanni, Chief Growth Hacker; Annalisa Merelli, Online Editor.

La vostra app è un must anche per gli adulti, che non hanno dimenticato il bambino che è dentro ognuno di noi: come mai secondo te?

Credo che sia legato proprio al fatto che ci poniamo sempre il problema di creare contenuti che attirino l’attenzione anche dei genitori. Cerchiamo di creare storie che siano il punto di partenza per uno scambio aperto e genuino tra adulti e bambini, in modo che negli uni e negli altri l’immaginazione si attivi come uno strumento di conoscenza del mondo. Questa è una risorsa importante dello scambio con i bambini, che spesso viene sprecata.

State lavorando su qualcosa in particolare in questo momento?

Stiamo lavorando su alcuni giochi linguistici e su una serie di storie interattive su grandi (e poco conosciuti) personaggi della scienza. Inoltre continuiamo a lavorare sull’ottimizzazione della piattaforma, con l’aiuto del feedback degli utenti che usano Timbuktu.

Nota di chi questa intervista l’ha fatta.

Un po’ perché la mia bambina se ne era innamorata, di quell’icona strana con gli occhietti, un po’ perchè ne avevo sentito tanto parlare, certo è che la mia esperienza con Timbuktu è davvero bellissima. E’ un’app che apre gli occhi verso la leggerezza intelligente, che insegna in modo pulito, che allarga lo sguardo e lo abitua a essere “elastico”. Che è utile a noi genitori, ma direi di più, a noi uomini.

Do you Timbuktu? Se puoi sognarlo, puoi farlo qui: http://timbuktu.me/

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Francesca Cavallo, who is she?
Francesca has always been a rebellious kid. Her hair testifies to it. She grew up in sunny Puglia. Eventually, she became a stage director and a prizewinner playwright. She specialized in the relationship between pedagogy and contemporary theater.

Monica Marchioro

Intervista a cura di Monica Marchioro

Copywriter, Direttore Creativo. Loves: Italo Calvino, chi legge (da cima a fondo) le bodycopy, settembre, il finale del Cornetto Algida.

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