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Eva Franceschini

3 minuti 576 parole

Tu racconti una storia, lei ci crea un gioiello. Intervista all’orafa Eva Franceschini.

parole: 569 | tempo di lettura: 3 minuti

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Mai un pezzo uguale all’altro: nel suo lavoro come orafa Eva Franceschini, 31 anni, si è data una regola che rappresenta anche uno dei suoi punti di forza. Chi si rivolge a lei sa che l’anello che finirà al dito della propria fidanzata, compagna o consorte sarà davvero unico, come unica è ogni relazione d’amore.

Eva, come è avvenuto il tuo incontro con l’oreficeria?
Ho iniziato, per hobby, a realizzare da autodidatta qualche pezzo di bigiotteria da regalare alle amiche. Poi l’incontro fortuito con Lucia Davanzo, nota artista della scuola orafa padovana, che ha creduto in me e mi ha messo a disposizione un banco del suo laboratorio. Senza di lei, che mi ha permesso di usare le sue materie prime e i suoi strumenti, non avrei potuto realizzare il mio sogno: i costi per allestire un laboratorio, con tutte le misure di sicurezza richieste dalle normative, sono proibitivi. Sono partita da zero: lavorando accanto a Lucia, un po’ alla volta, ho imparato i segreti del mestiere.

Nel panorama degli artisti orafi italiani, gli under 40 sono davvero pochi: come sei riuscita a ritagliarti un tuo spazio?
Per qualche anno ho lavorato senza ritorno economico, nemmeno io ero convinta fino in fondo che su questa passione avrei potuto costruire il mio futuro. Ho deciso comunque di non mollare e un po’ alla volta ho iniziato a credere nelle mie capacità: sono arrivate le prime mostre e le prime grandi soddisfazioni. Ho capito che questa era davvero la mia strada e, una volta conclusa l’Università, ho lasciato ogni altro progetto professionale per concentrarmi solo sull’attività in laboratorio.

Oltre all’unicità dei pezzi, quali sono i punti di forza delle tue realizzazioni?
I miei gioielli si differenziano da quelli dei grandi marchi anche perché sono realizzati con materiali etici, a partire dai diamanti: io utilizzo solo materie prime che non sono estratte in situazioni di sfruttamento. Non è un caso che molti miei clienti siano persone lontane dai cliché del consumismo, attente a coltivare uno stile di vita rispettoso dell’ambiente.

Attraverso quali canali proponi i tuoi gioielli?
Oltre al passaparola, Internet rappresenta un canale molto efficace. Accanto al mio sito web personale con l’aiuto di un esperto di e-commerce ho creato il portale anelli-fidanzamento.com. Il primo contatto avviene quindi spesso grazie alla rete, ma poi chiedo sempre, se possibile, di incontrare di persona i miei clienti. Mi faccio raccontare le loro storie d’amore, costruisco assieme a loro l’idea del gioiello da realizzare. A volte preparo dei bozzetti che sottopongo loro, li incontro poi una seconda e una terza volta per mostrare le diverse fasi di lavoro e magari fare modifiche in corso d’opera. Voglio che i miei clienti sentano il gioiello come un qualcosa che parla della loro storia e che è nata da loro.

Hai abbandonato la passione iniziale per i materiali poveri?
No. Accanto alla linea degli anelli di fidanzamento propongo anche altre linee. Un progetto cui credo molto è “Il riscatto dello scarto”, nato dall’incontro con Laura Stefani: Laura, anche lei da autodidatta, aveva iniziato a realizzare anelli e braccialetti utilizzando la plastica delle bottigliette colorate, che lavorava e intrecciava con un metodo che si era inventata lei. Abbiamo messo insieme le nostre capacità e sono nati dei gioielli di plastica e argento davvero originali che stanno riscuotendo un buon successo.

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Roberta Voltan

Intervista a cura di Roberta Voltan

Curiosa, da sempre un po' inquieta. Mamma, giornalista professionista, comunicatrice, sognatrice. Prova a non prendersi troppo sul serio, ma non sempre ci riesce. Qualche volta intuisce che le parole con cui racconta le vite e le storie degli altri non sono parole al vento. Sono i momenti in cui pensa che, nonostante tutto, ne vale la pena.

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