CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

Federico Batelli

5 minuti 906 parole

Qual è il tuo papillon preferito? Quello in cemento. Intervista a Federico Batelli

Parole: 884 | Tempo di lettura: 3 minuti

DSC00462

Federico Batelli ha creato una linea di papillon molto particolari. Usa diversi materiali, alcuni così stravaganti che esulano totalmente da ciò a cui siamo abituati: piumino d’oca, tessuto trapuntato, denim spalmato a mano, flanella, ottone, legno, addirittura cemento. Anche la sua formazione è lontana dai tradizionali canoni della moda. Ha unito le competenze di varie discipline acquisite negli anni e il suo brand, Untitled, ha appena un anno di vita, ma ha già una sua connotazione. L’ho incontrato a Pitti e abbiamo parlato a lungo delle sue passioni e del suo brand.

Federico, qual è il tuo lavoro?
Mi definisco direttore creativo, ma in senso ampio e cioè in un campo che va dalla comunicazione alla moda. La mia figura professionale non si inquadra in un solo settore, ho diverse competenze, dal design all’illustrazione. Competenze che ho sviluppato studiando e lavorando in Brasile, ad esempio nella pubblicità e anche un po’ di marketing. Mi sono occupato di vecchi e nuovi media quindi la mia è una formazione abbastanza eterogenea.

Sicuramente ti è stato utile avere un’infarinatura di varie discipline…
Sì, ma sono dell’idea che la specializzazione in alcune aree sia necessaria perché non puoi sapere tutto, anzi spesso è meglio affidarsi a delle persone con più esperienza e che sono più competenti. È giusto conoscere ed interessarsi ma è necessario avere anche tempo per pensare e riflettere, per valutare meglio le proprie scelte stilistiche.

Che tipo di formazione hai?
La mia formazione esula dalla moda. Ho studiato Scienze Politiche qui a Firenze, poi mi sono trasferito in Brasile perché avevo necessità di cambiare paese e non volevo optare per un Paese europeo, avevo bisogno di un posto totalmente diverso.

Perché ti sei trasferito in Brasile?
Principalmente per motivi affettivi e ci ho vissuto 4 anni. Sono un autodidatta in graphic design e in Brasile ho seguito un corso di pubblicità. Poi ho lavorato per varie agenzie pubblicitarie, nel reparto grafico. È stata un’esperienza divertente e utile in un paese emergente. Dalla pubblicità sono poi passato al design di moda perché si chiedeva sempre più un intervento di stampa e tecniche particolari che necessitavano di una visione a monitor fatta graficamente. Tutto il lavoro per i cataloghi mi ha portato a lavorare per la moda.

E ora che fai?
Un anno fa ho deciso di creare un brand, Untitled, dove tutto è Made in Italy. Adesso collaboro con artigiani fiorentini e sto portando avanti un progetto che è dentro la moda ma usa anche materiali atipici per il settore, come il cemento.

Perché proprio il cemento?
È un’ispirazione che ho avuto perché conosco il lavoro di Cor Sine Labedoli (brand di papillon in ceramica, ndr). Loro hanno uno stile diverso dal mio, io sono molto più urban, molto meno fashion. Quindi ho pensato di ispirarmi allo stesso concetto usando materiali “fuori moda” cioè fuori dalla moda con uno stile più mio e ho sperimentato col cemento. Mi ha ispirato molto il concetto street e dato che con l’asfalto non si poteva fare ho usato il cemento. L’uomo che vorrei vestire è un filosofo urbano, non un asceta, ma contestualizzato nella società, concreto, un uomo che vive la strada. In futuro vorrei concentrarmi anche su altri materiali sempre basandomi su questi concetti.

A chi si rivolge il tuo prodotto?
Inizialmente il target è partito per ragazzi giovani dai 25 ai 35 anni. Persone appassionate, sebbene non sia un papillon da annodare ma già pronto, perché il concetto di Untitled è di unire gli opposti. Quello che è bon ton è rivisitato in chiave street, urban o easywear. Per questo per il mio primo prototipo ho utilizzato il papillon, l’accessorio più elegante, con il materiale più casual, cioè il jeans. Da lì ho riscontrato l’interesse da chi è amante del genere e poi dopo è diventato il continuativo della mia collezione perché io vivo e vesto il denim. Necessariamente poi devi cambiare un po’, per non essere sempre uguale a te stesso, quindi ho usato la flanella, alcuni inserti in legno, in cemento. Ho allargato ad altri accessori più classici ed eleganti, come il fermacravatta, ma con uno stile, come si dice in portoghese più descontraido, cioè destrutturato.

Dato che il tuo brand si chiama Untitled c’è un riferimento all’arte?
L’ispirazione del ‘senza titolo’ è perché tutte le volte che metto un’etichetta a qualcosa la limito. Siccome era un progetto spot, un’idea, non volevo vincolarla ad un nome e a una tipologia di prodotto. Magari in futuro farò il cappello, o la borsa, piuttosto che le scarpe. Non ho nessuna pretesa di sentirmi un artista, però condivido l’idea di non voler attribuirgli un titolo e quindi limitarlo.

Quali sono i tuoi canali di vendita?
Prima perlopiù erano negozi che facevano molta ricerca. Ora invece c’è la distribuzione in Italia e nel resto del mondo, compresi nord Europa e Giappone. Dato che vendo principalmente all’estero ho iniziato anche con l’e-commerce, non di proprietà ma soprattutto esteri, i prodotti sono su Monoqi.com, che è molto forte nel sell out, invece in Italia Lovli.it, Le Fabric.com. In futuro ne svilupperò uno personale.

Progetti futuri?
Offrire diversi accessori tra cui bracciali in pelle, con una fascia prezzo differente per il cliente che non è amatore di papillon e cravatte. C’è l’idea di sviluppare su piccola pelletteria tutta la prossima stagione estiva.

[Le foto sono della meravigliosa Veronica Mariani]

DSC00452

DSC00510

DSC00515

DSC00517

DSC00521

DSC00526

DSC00529

Irene D'Agati

Intervista a cura di Irene D'Agati

Ama l'odore dei vecchi libri, ma è una tech lover. Le piace definirsi fashion geek. Il suo blog è www.nonsoloborse.net

Lascia un commento