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Giovanni Gulino

5 minuti 981 parole

Il crowdfunding è sulla bocca di tutti. Musicraiser.com l’ha applicato alla musica. Con risultati prodigiosi. Intervista a Giovanni Gulino, cantante di Marta Sui Tubi

Chi c’è dietro MusicRaiser e quali sono le fasi che portano dalla proposta alla realizzazione di un progetto musicale?
Più che dietro io direi davanti. Ci siamo io e la mia compagna Tania Varuni, che siamo i fondatori. Poi abbiamo tre persone che che abbiamo selezionato accuratamente per lavorare con noi quotidianamente. Ci danno una grossa mano. Vengono tutti dall’ambiente musicale. Si tratta di Valeria Passoni, Giuseppe Facchinetti e Daniel Plentz (batterista dei Selton). Per quanto concerne la realizzazione è molto semplice: se sei un musicista o un addetto ai lavori (promoter, locale…) puoi girarci la tua proposta sul sito dove descrivere quello che vuoi realizzare, quanti soldi servono e in quanto tempo. Noi, una volta ricevuta la proposta, la valutiamo e vediamo chi c’è dietro. Poi facciamo una chiacchierata e, se è tutto ok, apriamo il progetto.

Qual è la percentuale dei progetti che accettate?
Molti ci scrivono anche solo per curiosità, senza avere idea di quello che significa fare una raccolta di crowdfunding. Alcuni pensano che i soldi piovano dal cielo. Il creatore invece deve fare molta promozione, e noi mettiamo subito in guardia su questo aspetto. Non tutti sono disponibili a metterci la faccia, per una serie di ragioni che non sto qui ad elencarti. Su dieci progetti che arrivano ne mettiamo online due o tre.

“Ricevi denaro e realizza il tuo progetto”: questa è la filosofia che sta alla base del brand. Cosa ti ha portato ad applicarla alla musica?
Ci siamo dentro fino al collo. Io sono il cantante di Marta Sui Tubi mentre Tania (Varuni) è organizzatrice di eventi e dj. Conosciamo bene l’ambiente, sotto vari punti di vista. Abbiamo molti contatti. Ci è venuto naturale creare un sito di questo tipo. Inizialmente avremmo voluto farne uno più generalista, ma francamente così ci divertiamo di più. E valutare progetti non musicali non ci interessa e ci avrebbe richiesto competenze che non abbiamo. Che io sappia non ci sono altre piattaforme musicali di crowdfunding in Italia. Noi facciamo consulenza anche dopo la chiusura del progetto. Abbiamo studi di registrazione e uffici stampa convenzionati. Una volta ricevuti i soldi possiamo anche dare suggerimenti agli artisti.

Come vivi le critiche di chi ritiene che il crowdfunding dedicato alla musica sia sbagliato o pretenzioso? Ci sono state alcune polemiche, anche eccellenti, in questi mesi…parlacene.
Bisogna aprire gli occhi e capire quello che sta succedendo anche nel piccolo orticello che chiamiamo Italia. Se guardiamo altrove gran parte della musica è prodotta tramite crowdfunding. Noi non abbiamo fatto altro che prendere spunto da quello che già c’è altrove. Se ci pensi bene si tratta una prevendita online, di fatto. Se tu vuoi fare un disco aspettando che un produttore ti noti e ti sostenga potrebbe non avvenire mai. Penso che dare la possibilità ai fan di collaborare ad un progetto artistico comune sia una cosa bella e nobile. Mi spiace per chi non ci arriva ma è un passo indietro. Bisogna cavalcare e cercare di prendere il meglio di quello che c’è ora. Il lato incontrovertibile è che non ci sono più soldi nella musica. Le major investono solo a colpo sicuro, le giovani etichette fanno pochissime produzioni l’anno. In questo modo MusicRaiser dà la possibilità di potersi produrre da soli dischi, tour e quant’altro. Se vai in banca e chiedi soldi per fare un disco si mettono a ridere, e tu a piangere.

Credi che, oggi come oggi, ci siano ancora spazi per chi vuole vivere di musica?
Penso che lo si possa fare in tanti modi. Ci sono tante band che girano…è difficile ma puoi. Certo, se vuoi diventare ricco la musica non é più il sogno. La musica è sempre stata una cosa particolare. Oggi è ancora più difficile. Ma lo era anche quando si vendevano ancora i dischi. E’ una specie di selezione naturale.

Quali sono stati i progetti che ti hanno sottoposto che più ti hanno colpito, sia tra coloro che hanno raccolto la cifra obiettivo che tra quelli che non ce l’hanno fatta?
Io non valuto i progetti dal punto di vista artistico, anche se mi fa piacere che incontrino anche i miei gusti personali. Ma io sono molto selettivo, ne avrei solo quattro o cinque sul sito se dovessi seguire solo i miei gusti. Invece devo capire se un artista è credibile, se sa reggere il palco. Non facciamo distinzione tra generi musicali. L’importante è che dietro ci sia la professionalità. Detto questo sono stato contento che Maroccolo e Zamboni, due miei eroi personali, abbiano scelto di farsi sostenere su MusicRaiser. Ora abbiamo Mz Dee, che ha cantato anche con James Brown. Quando arrivano questi personaggi c’è anche un orgoglio personale non indifferente, ma in realtà se un artista è bravo su MusicRaiser trova la sua strada. Non è mai capitato che non riesca a raggiungere il suo obiettivo. Da par nostro cerchiamo di valutare e consigliare gli artisti sulle richieste da sottoporre per raggiungere il proprio progetto.

Ora che avete ospitato anche artisti di rilievo come Maroccolo, Lo Stato Sociale, Zamboni, Enrico Gabrielli, Ulan Bator, Umberto Maria Giardini come vedi il futuro di MusicRaiser? State sviluppando qualche novità?
Noi adesso stiamo cominciando ad ospitare diversi progetti stranieri, dalla Germania e dall’Inghilterra ad esempio. Poi stiamo facendo una sezione nuova sul sito che curerà le prevendite. Ad esempio quelle per un disco o un concerto, ma senza l’obbligatorietà di raggiungere un obbiettivo minimo.

Cercate qualche figura professionale per MusicRaiser?
Noi cerchiamo sopratutto Country Manager per l’estero. In Italia, al momento, le figure che abbiamo sono più che sufficienti. Cerchiamo persone in Germania, Inghilterra, Spagna che possano sviluppare il lavoro su quel territorio. Ma non cerchiamo italiani, bensì stranieri inseriti nell’ambiente musicale che possano aiutarci ad allargare il nostro bacino d’utenza.

(la prima foto e la foto di Giovanni con Lucio Dalla sono di Aurora Bernardinello)

Francesco Bommartini

Intervista a cura di Francesco Bommartini

Giornalista appassionato di musica. Ha scritto i libri Riserva Indipendente e Fuori dalla Riserva Indipendente, collabora con Rumore, L'Arena, ExitWell. Ama la sua famiglia, i sorrisi, l’onestà e avere il cuore in pace.

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