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Mattia Pastò / Almaterra

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Una fattoria sociale e un circolo culturale ai piedi dei Colli Euganei. E puoi anche adottare una gallina. Intervista a Mattia Pastò, Almaterra

parole: 787 | tempo di lettura: 3 minuti

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Siamo ai piedi dei Colli Euganei, che lambiscono il profilo di questa zona rurale quasi integra. Poche case sparse qua e là, un casolare da restaurare, viti, terra e animali (pochi per ora) liberi di scorrazzare nel verde. Siamo ad Almaterra, una realtà del territorio padovano che tra qualche mese diventerà una cooperativa agricola, ad opera di un gruppo di persone impegnate nel sociale e con un grande progetto legato alla terra. Abbiamo intervistato il fondatore dell’associazione Mattia Pastò.

Mattia, che cos’è Almaterra?
Almaterra è un luogo dove realizzare un’azienda agricola biologica, una fattoria sociale, un circolo culturale e un centro educativo e formativo permanente, lasciando trasparire tutto l’entusiasmo di chi crede fermamente nel progetto.

Già la scelta del luogo non è casuale: un luogo solitario, quasi deserto, ma soprattutto essenziale: si vuole, infatti, partire dalla terra, unica vera certezza e fonte di ricchezza, alla quale tutti noi, uomini e donne, apparteniamo.
In primis c’è l’azienda agricola, il vigneto, la terra da coltivare; un paio di asini, per la gioia dei bambini, utilizzati nella pet-therapy, e infine una quarantina di galline, il vero motore dell’azienda.

Ho sentito parlare del progetto “adotta una gallina”. In che cosa consiste?
Ciascuno può contribuire, dietro compenso (la quota comprende anche l’iscrizione all’associazione) e assicurarsi un buon numero di uova fresche. Perché le galline restano a vivere in campagna e mangiano liberamente, beccando qua e là nel terreno.

Risorse dalla terra, ma non solo. Il progetto è ambizioso, e sfaccettato, perché comprende vari ambiti. Il fil rouge che lega le attività dell’azienda è insito nella stessa concezione di impresa sostenibile ed ecologica; valori condivisi dai membri dell’associazione che operano in sinergia per un comune obiettivo.

Che significato ha per voi il ritorno alla terra?
La terra si presta a molti usi, senza tralasciare l’aspetto economico derivante dal finanziamento legato al piano di sviluppo rurale veneto. Perché è nella realtà che si misurano i risultati. Un ritorno alla terra che ha un significato ben preciso: produrre e trarre sostentamento dal lavoro dei campi, ma anche impegno nel condividere finalità, spazi, attività ricreative e ludiche, in pratica l’aspetto sociale del progetto.

Il cammino non è semplice, ci sono tanti lavori da fare, in casa e all’esterno, le risorse scarseggiano, ma la volontà e la passione sembrano non conoscere ostacoli di sorta.

Che possibilità ci sono per i singoli di partecipare al progetto?
Per ora è possibile affittare anche piccoli appezzamenti per uso personale, l’orto ad esempio, oppure usufruire di terreni più ampi per l’allevamento di cani; o ancora lasciare spazio alle coltivazioni.

Almaterra è una promessa e una grande sfida, nella convinzione che un’agricoltura multifunzionale e sostenibile sia possibile, e che la strada giusta passi attraverso la condivisione.

Come sono concepiti gli spazi per le varie finalità?
Il rispetto dei luoghi ha portato a concepire anche gli spazi architettonici in simbiosi con quelli rurali, nel progetto di recupero e ristrutturazione di tutta la struttura, che comprende la casa colonica e la barchessa con stalla e rimessaggio. Nella barchessa, concepita per un utilizzo multifunzionale, al piano terra ci sarà spazio per la lavorazione dei prodotti agricoli, oltre ad attività ricreative e una ludoteca; mentre il primo piano è destinato ad ospitare attività socio-culturali e sportive.

Che tipo di attività sociali prevedete?
Innanzitutto laboratori teatrali, spettacoli per bambini, corsi di formazione e narrazione, giochi di ruolo, laboratori musicali e corsi di cucina del territorio e vegetariana. Abbiamo già organizzato qualche cena con prodotti locali e sono state un successo. Davanti al focolare, chiacchierando in compagnia, abbiamo capito che la formula piace e speriamo di poterci attrezzare in breve tempo per strutturare il tutto.

Infine, ci sembra molto interessante e innovativo l’utilizzo della casa colonica, concepita come coabitazione (cohousing), in cui, oltre agli spazi per uso dei singoli gruppi, si trovano una grande cucina con uno splendido focolare, e alcune sale comuni, adibite a lettura, giochi, intrattenimento.

Quante persone verranno ad abitare ad Almaterra?
Attualmente sono 12 le persone che andranno a vivere insieme, con voglia di mettersi in gioco e di condividere l’impegno e le attività. Ma c’è spazio anche per volontari, amici, appassionati e cultori della vita agreste. Tutti gli edifici sono concepiti per lo svolgimento di attività di formazione e promozione sociale, divertimento, inserimento sociale e luogo di aggregazione.

Sostanzialmente Almaterra identifica una nuova realtà, una comunità responsabile e giovane, che si pone un unico obiettivo: migliorare il proprio futuro e quello della società, attraverso una serie di lavori condivisi, nel rispetto dei ruoli e delle competenze. Non mancate di visitare Almaterra: vi conquisterà.

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(La prima foto è di Nicola Giuriolo)

Cinzia dal Brolo

Intervista a cura di Cinzia dal Brolo

Laureata in Lettere, giornalista pubblicista, si occupa di economia e territorio. Vive a Vicenza

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