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Never Say Media

6 minuti 1189 parole

Sicilia, Napoli e poi Londra. Si inventano il seeding content per Skype e Samsung. Intervista a Vincenzo Castrogiovanni e Claudio Branno di Never Say Media

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Vincenzo Castrogiovanni, classe 1978, è siciliano. A diciotto anni si trasferisce a Londra, per inseguire il suo sogno britannico. Dopo aver lavorato per anni come Sales Manager e fotografo, decide di cambiare rotta e dedicarsi totalmente al marketing online. Claudio Branno è nato a Napoli 34 anni fa e ha studiato Comunicazione di Impresa a Milano, occupandosi prevalentemente di pubbliche relazioni ed eventi. Intrigato dalla prospettiva di inserirsi nel settore della comunicazione digitale, raggiunge il suo amico, con il quale comincia a lavorare come freelance per una agenzia di marketing della capitale inglese. Spinti da un forte desiderio di indipendenza, decidono di mollare tutto e rimettersi in gioco. Nasce così Never Say Media, la loro seeding agency. Adesso vivono tra Londra, Barcellona, Milano e Los Angeles e non sembrano avere alcuna intenzione di fermarsi.

Never Say Media è una seeding agency. Seeding vuol dire seminare. Cosa seminate e quali sono i frutti del vostro “raccolto”?
Seminiamo contenuti sul web e il frutto della nostra opera sono l’awareness e l’esposizione che un brand ottiene attraverso un’operazione di questo tipo. La casistica tipica è che un cliente si presenti a noi con un qualsiasi contenuto digitale, sia esso un video, un’immagine, un microsito, e noi distribuiamo questi contenuti attraverso la nostra rete di online influencers che si occupano di pubblicarli su piattaforme sociali (blog, profili su Facebook o Twitter etc), per poi distribuirli tra i propri followers, i quali a loro volta li condividono sui rispettivi profili. Da lì si genera quella che noi chiamiamo “the viral mechanic”, la meccanica virale.

Viral Marketing, come suggerisce il nome stesso, vuol dire pubblicizzare un prodotto o un brand in modo tale che il messaggio diventi contagioso in tempi velocissimi. Ma come ci si riesce?
In realta’ non c’è una regola magica. La condizione numero uno per avere successo sul web è porre quanta più attenzione possibile alla qualità e alla rilevanza, per una determinata audience, del contenuto che viene distribuito. Molte volte ci accade di lavorare su contenuti che non hanno alcun potenziale virale, e allora il nostro lavoro si riduce a un’operazione di PR/Media Planning, attraverso un’attenta e minuziosa pianificazione su blog, social media and publishing platforms, servizi che hanno costi più elevati, anche se un’apprezzabile effettività. A volte invece, anche se sempre più raramente, lavoriamo su contenuti di grandissima viralità, ed è lì che il lavoro strategico di cui ci occupiamo assume una certa rilevanza, in quanto noi individuiamo la giusta audience, il modo per raggiungerla attraverso i social media, e sopratutto selezioniamo gli influencers che riteniamo possano aiutarci a generare la dinamica virale. Dopodiché lasciamo che il web faccia il suo corso, alcune volte con risultati strabilianti!

Con il tempo siete riusciti a servire clienti importanti quali Vodafone, Skype e Samsung. Ci raccontate la vostra storia?
Iniziare è stato piuttosto semplice perché, circa 5-6 anni fa, in Inghilterra c’era un grande movimento attorno al viral marketing, guerrilla marketing, seeding etc, e a quei tempi non erano davvero molte le agenzie o i professionisti a Londra che avessero sufficiente know-how e esperienza per gestire determinate campagne. Noi abbiamo avuto la fortuna di far parte, anche grazie a mentori di grande livello come Jez Jowett e Wesley Dunton, due icone del digital marketing londinese, di quella ristretta cerchia di persone che al tempo avevano le competenze per fare quel tipo di lavoro. Diciamo che ci siamo trovati nel posto giusto al momento giusto. All’inizio le nostre difficoltà erano legate non tanto al trovar lavoro, quanto a spiegare ai clienti quello che avremmo fatto e come lo avremmo misurato, dato che ai tempi ancora pochi avevano dimestichezza con parole come blog, Youtube, tracking etc.
Oggi c’e’ molta più concorrenza nel campo (con tutto quello che ne deriva come l’abbassamento dei profitti) e anche la qualità dei branded contents si è abbassata parecchio.

Come avvicinate i clienti?
Il nostro sistema al momento è quello che noi chiamiamo un “Hybrid CPV System”, “sistema ibrido di cost per view”. Questo vuol dire che, come altri nostri concorrenti, noi promettiamo un minimo garantito di views per un determinato budget (ma, in media, siamo soliti eccedere il minimo garantito del 70-80%, views che ovviamente il cliente non paga, o in altri termini queste views fanno abbassare il CPV totale della campagna), ma in più noi provvediamo allo strategic thinking: per ogni campagna cerchiamo la miglior soluzione strategica per generare la meccanica virale (da cui poi proviene l’overdelivery)

Per raggiungere livelli importanti nel vostro ambito è necessario emigrare dall’Italia?
Entrambi siamo molto a favore dell’emigrazione. Oggigiorno viaggiare, emigrare in un altro paese, creare impresa e integrarsi a livello professionale e sociale è diventato molto più semplice, sicuramente più facile di quanto sia farlo in Italia.

Dunque l’Italia come reagisce a questa evoluzione e rivoluzione del modo di comunicare?
Il nostro paese purtroppo è stato governato male dai nostri nonni, malissimo dai nostri padri, e i giovani di talento non hanno la possibilità di venire fuori e dimostrare ciò di cui sono capaci. L’Italia è immensamente disorganizzata, tremendamente indietro rispetto a molti altri paesi europei, culturalmente minata da un’eccessiva disinformazione, e tenuta socialmente in scacco da clientelismi, sprechi e corruzione. Ad ogni modo, al di là di considerazioni di carattere sociale e politico, viaggiare ed emigrare apre orizzonti, aumenta la conoscenza e l’esperienza, permette di conoscere nuove culture e, se si è fortunati, persone fantastiche e nuovi amici. Quindi non abbiate paura. Se pensate di emigrare fatelo e fatelo al più presto. Non ve ne pentirete.

A cosa state lavorando attualmente?
Al momento stiamo collaborando con Hoola Baloon per “recruit-are” bande musicali e invitarle a partecipare al primo Crowdfunding Music Contest. Si tratta di lanciare soltanto band con i requisiti richiesti (essere presenti su dei canali sociali, aver prodotto almeno un video etc) al fine di realizzare una campagna di promozione e raccolta fondi attraverso la piattaforma Crowdfunding piu’ adeguata.

E il prossimo obiettivo?
Sicuramente evolvere Never Say Media affinché non si occupi di solo seeding, ma diventi in tutto e per tutto un Digital Content Studio.
Nelle ultime settimane ci siamo chiesti spesso in che direzione stessimo andando e ci siamo resi conto che, negli ultimi anni, il nostro lavoro ci ha permesso di entrare in contatto con grandi talenti creativi in pressoché ogni campo del digital marketing. Inoltre abbiamo potuto verificare che alcuni brands possiedono delle digital strategy guidelines davvero di eccellenza, mentre molti altri annaspano tra media buying e social media, senza avere davvero una precisa idea di come fare ad aumentare il loro leverage online. Noi crediamo che internet, attualmente, sia il mezzo più importante di cui un brand può disporre per dialogare con i suoi consumers, perché favorisce una comunicazione a due canali in cui azienda e consumatore sono allo stesso livello. Se vuole avere un futuro deve avere una forte personalità online, che si esprime attraverso i suoi contenuti in rete.

Tornereste in Italia o siete felici lì?
Credo che siamo felici dove siamo. Si era capito, no?

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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