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39. Nicola Brusco

5 minuti 979 parole

Inventarsi un personaggio e un intero mondo di comunicazione attorno. E parte tutto dal bar. Intervista a Nicola Brusco

Pancione pronunciato, boccoli d’oro, guanciotte, la pearà e il goto sono sempre protagonisti nelle sue magliette e litiga sempre col barista perché “la bira” non arriva mai. L’avete riconosciuto? È proprio lui: il Dino da Sandrà, mitico personaggio uscito fuori dalla penna di Nicola Brusco, giovane 35enne veronese cresciuto tra computer, fumetti e osteria.

Il protagonista della nostra intervista di oggi è la mente che sta dietro ogni creazione del Dino e di tanti altri personaggi che popolano il web. Nicola Brusco, nato il primo luglio 1977 da padre impiegato in una azienda che fabbrica carrelli elevatori e madre casalinga, è cresciuto nella provincia veronese e ha avuto fin da subito passione per l’informatica. Tanto da trasferirsi a Padova per studiare Ingegneria Informatica e prendersi un dottorato in Telecomunicazioni.



Nicola, il tuo personaggio Dino da Sandrà è davvero un fenomeno popolare nel territorio veronese. Un po’ perchè ha i caratteri del veronese di provincia, ma soprattutto perchè è simpatico e saggio. Ci interessa sapere quando e come Dino è nato nella tua testa e soprattutto se ti sei ispirato a qualcuno per la sua creazione. 


Inconsciamente devo essermi ispirato al vero Dino da Sandrà, perché anni dopo aver creato quel personaggio ho saputo che l’originale (un postino fuori dagli schemi, trasferitosi e morto in Germania) gli assomigliava. Consciamente, però, ho colto sfumature e personalità nei bar che frequentavo…

Dino parla sempre in dialetto veronese.

Che lavoro c’è dietro il linguaggio di Dino? È difficile sceneggiare questo tipo di cortometraggi?
Non è difficile sceneggiare in dialetto, anzi. È più facile rendere un certo tipo di umorismo in dialetto veronese: la stessa battuta in dialetto spesso è molto più divertente che in italiano e la lingua veneta in generale fornisce tanti spunti per parodie e situazioni buffe. Di solito scrivo parecchi canovacci e li sviluppo con calma: alcuni raggiungono la forma di cartone animato e altri invece rimangono all’interno di un file sul mio computer.

Una domanda che potrebbe interessare ai più tecnici: che tipo di attrezzature usi e che programmi per sviluppare i tuoi corti?
Uso Flash di Adobe e in genere un portatile e tavoletta Trust da 50 euro, così posso disegnare ovunque. Altrimenti ho una Wacom Cintiq a casa sul computer fisso. Per registrare: un microfono a condensatore e una scheda audio esterna M-AUDIO.

Come nascono i tuoi personaggi? Come hai creato questo mondo attorno a Dino?
Ogni personaggio ha una sua genesi, ognuno è una parte della mia personalità o assomiglia a qualcuno che mi circonda. Per la creazione dei nuovi personaggi non c’è un momento, ognuno nasce a sè nel corso degli anni. Non so cosa mi passa per la testa…secondo me nascono da soli, parafrasando Vasco 🙂

Da qualche anno collabori con la Regione Veneto in un progetto di cultura e identità veneta proprio attraverso il mitico Dino. Come mai, secondo te, un personaggio da bar può dirsi portatore di cultura e identità veneta?
L’idea di fondo (ma forse nemmeno tanto in fondo) è di portare alla luce attraverso il Dino le storie di personaggi semplici, in un’ottica di “gli ultimi saranno i primi” di stampo evangelico (se mi passi la citazione), e il bar è una naturale ambientazione. Se gli ultimi diventano i primi perciò possono parlare di qualsiasi cosa: di politica, di economia, di storia… Il Dino secondo me è perfetto per parlare di storia in maniera semplice. Ovviamente è uno spunto per ricerche più profonde: il Dino non è uno storico.

Dino è anche protagonista di un’associazione chiamata “Amici del Dino”. Vuoi parlarci di cosa fa questa associazione o cosa fa anche nel ramo della solidarietà e del volontariato?
Gli Amici del Dino si divertono molto… Fanno gite culturali, si incontrano per pranzi e cene (il “Giri” è l’instancabile organizzatore), cercano locali e ristoranti tradizionali, rifiutano tutto ciò che è precotto, falso o banale o semplicemente poco gustoso, come le catene di ristoranti dove la tagliata di manzo sa di plastica e il Valpolicella è uguale al Sangiovese. Il ramo della solidarietà è una felice attività che svolgiamo intorno a Natale, in collaborazione con Team for Children, associazione di mamme di Treviso, per i reparti di Oncoematologia Pediatrica. Nel 2010 regalammo un bagnetto decongelatore all’Ospedale di Borgo Roma di Verona, nel 2011 pompe ad infusione e nel 2012 dei materassi antidecubito per l’Ospedale di Padova. La gente si fida di più di un cartone animato che di tanti altri rispettabili personaggi… e ovviamente il Dino ricambia la fiducia mostrando sempre sul campo il risultato di questa attività.



Se dovessi trovare un lato negativo del Dino -e quindi del classico personaggio da bar veneto- quale sarebbe?
El beve massa! Ma in fondo non si vede quasi mai con il bicchiere in mano e quindi (forse) è solo un nostro pregiudizio.

Parlando dal punto di vista artistico, tu hai un tuo modo molto particolare di disegnare e rendere caratteristici i tuoi personaggi. Dal faccione tondo del Dino ai seni a punta di Carolin. Da chi hai tratto ispirazione? Puoi dirci anche il come mai di certe oche all’interno della scenografia?
Da piccolo amavo Eta Beta, forse il Dino gli somiglia un po’ se si esclude la panza. Le oche sono una citazione dei salami di Jacovitti. Mi piaceva anche Pinki di Mattioli, credo di aver preso spunto da certe sue assurdità.

Come concili il lavoro con l’attività creativa?
Il lavoro che faccio (ingegnere informatico, ndr) non facilita l’attività creativa. Quando studiavo, avevo un sacco di idee e scrivevo di getto e inventavo decine di personaggi; ora che le idee mi vengono nel tempo libero, devo organizzarle con attenzione per non farmele scappare. Non posso fare ogni cosa che mi viene in mente: non ne avrei il tempo… Ma tutto sommato, questa non è nemmeno una cosa negativa.

Un saggio consiglio di Dino da Sandrà?
Me racomando, credì pure a Dio Padre Onipotente, ma ai omeni poco e ale done niente!

Nikola

Intervista a cura di Nikola

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