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45. Nicolò Tedeschi / Santa Ragione

4 minuti 701 parole

Come lo vedi Totò nello spazio? Intervista a Nicolò Tedeschi di Santa Ragione

Sognatore.
Masochista.
Visionario.
Minimalismo russo.
Fantascienza.
Poligoni.
Spigoli.
Proiezioni.
Cuore.

Chi sei?
Sono Nicolò Tedeschi.
Faccio videogiochi.
Ho fondato questo piccolo studio che si chiama Santa Ragione. Tre anni fa con il mio amico Pietro Righi Riva.

Da dove è nata la vostra idea?
Comunicare cose con i videogiochi e giochi in generale che normalmente non vengono comunicate.
Tutto parte da una discussione genuina tra 2 appassionati che interrogano il mezzo da cui da sempre sono stati affascinati. E poi ci siamo messi ad imparare da zero. Di formazione non siamo programmatori, tant’è che il primo nostro prodotto è stato un gioco in scatola.

A cosa è servito il tuo percorso all’Accademia di Belle Arti?
Nulla. La mia passione per l’arte contemporanea e la dimestichezza con la scultura sono però rientrate nell’estetica dei miei giochi.

Il vostro stile?
Videogiochi più diretti. Più semplici, per trasmettere qualcosa di più. Tipo Fotonica, un gioco in prima persona, con un bottone solo, dove abbiamo detto: “tagliamo tutto e vediamo cosa riusciamo a fare con il meno possibile”. Tentare di comunicare sensazioni o contenuti attraverso degli esperimenti molto semplici. Certezze non ne abbiamo, non sappiamo se funziona o funzionerà, ma quello che ci piace indagare è capire se il gioco e i suoi componenti (la scatola, le carte… piuttosto che il joystick, il pad, lo schermo… ) possono essere utilizzati per comunicare contenuti che non necessariamente sono intrattenimento puro.

Futuro?
Siamo stati molto fortunati. Abbiamo fatto dei lavori molto spontanei che a nostra insaputa hanno avuto un gran successo:
Fuga dagli Alieni, gioco nominato nella Top Ten del 2010
Fotonica, esposto alla biennale di Venezia di 2 anni fa
StreetSong, commissionato da Pitchfork per un pezzo di Matthew Dear
Mirrormoon, realizzato con Paolo Tajet, è stato nominato all’Independent Games Festival di San Fransisco, la più importante manifestazione del settore. Tra 1 mese scopriremo se avremo vinto…

Come si fa a fare soldi con questo lavoro?
E-commerce. Commissioni. Ads su internet.

La vostra forza?
Fare prodotti sperimentali. Ricerca. Non ci interessa il prodotto finito, super tirato. E questo tipo di approccio ha trovato una sua dimensione sul mercato perchè sempre più ci chiedono piccoli progetti veloci, per i quali è più importante stare dentro tempi strettissimi che realizzare il “prodotto perfetto”. Ciò in realtà funge da incredibile stimolo creativo. Ti spinge a pensare in modo anomalo. Il percorso rettilineo non puoi permettertelo, per cui mi spingo a trovare soluzioni “altre”. Impazzisci, è estremamente faticoso, ma è molto più stimolante.

Santa Ragione e il marketing?
Noi siamo in due. Budget ristrettissimi. Impari a fare tutto, continui a cambiarti cappello.
Sei commerciale, sei programmatore, sei manager… Abbiamo fatto pochissimia comunicazione a casa. Siamo conosciuti all’estero però. Nell’underground in tanti parlano di noi, ma poco sul lato italiano.

Ma l’Italy?
L’Italia è indietro rispetto agli Stati Uniti o al Nord Europa dove esistono grosse comunity di professionisti e appassionati e, quindi, investimenti e partnership universitarie.
C’è un grande gap culturale e tecnologico. E poi la scarsa predisposizione alla condivisione, anche del sapere. Il fatto che il mio know how lo possa mettere a disposizione su un forum on-line, una bacheca dove discutere. Noi abbiamo imparato tantissimo da un importante forum americano sui videogiochi indipendenti: tigsource.com. Su questa piazza virtuale, quando abbiamo iniziato e non sapevamo niente, tante persone ci hanno aiutato liberamente, anche su aspetti molto tecnici. Un progetto simile in Italia, che sta crescendo, anche se in scala molto minore rispetto agli USA, è Indie Vault.

Ci crediamo ad essere italiani però. Realizzarsi in America per poter tornare indietro e concretizzare qualcosa qua. Mi piacerebbe costruire una realtà italiana che comunica qualcosa di italiano.

All’estero non l’abbiamo mai nascosto che siamo italiani.
Il nome non a caso… che viene da Darsele di Santa Ragione. Come fosse un monito: “proviamo a fare questa roba e dobbiamo riuscirci in tutti i modi, a costo di prendersi cazzotti in faccia.”

Ci piace l’idea anche di una fantascienza italiana. Si pensa sempre a quella russa, a quella americana o giapponese… ma quella italiana? Cos’è? E tuttora ci chiediamo se val la pena tentare di creare un ibrido… Come lo vedi Totò nello spazio?!

Matteo Zamboni

Intervista a cura di Matteo Zamboni

All’inzio 1 progettista di occhiali, poi 1 progettista di schifezze, ora 1 progettista di relazioni

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