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10. Pietro Firrincieli

5 minuti 808 parole

Ho conosciuto Pietro nel 2012. Quest’anno. Pietro è una persona interessante perchè interessante è chi fa le cose naturalmente. Pietro fa le cose naturalmente. E questa è la sua intervista.

 

Pietro, tu sei un fotografo. Quando l’hai deciso?
Per ricordarmi quando ho deciso di usare la fotografia come strumento per raccontare devo tornare al 1996, avevo 11 anni, le prime fotografie le avrei scattate nel 2007, ma l’origine di tutto, ancora certo non lo sapevo, sono stati un paio di Rollerblade Viablade col freno ABT, freno che ho smontato appena tolti dalla scatola, che erano blu e azzurri coi dettagli gialli ed era Agosto ed ero in Sicilia, erano il mio regalo di promozione per quell’anno.

Cosa c’entrano dei pattini con la fotografia?
La fotografia per me é uno strumento per fare memoria, quando Susan Sontang sostiene che i fotografi sono promotori attivi della nostalgia, pone la riflessione sul ruolo di conservazione cha ha la fotografia rispetto allo scorrere del tempo.

E il mio tempo, dal giorno che ho indossato quei pattini, é trascorso fortemente influenzato da quell’ evento, di lì a poco avrei iniziato a partecipare ai contest nazionali, a viaggiare da solo in nuove città, a incontrare quelli che sono diventati gli amici di una vita e che in ognuna di quelle città hanno avuto ed hanno ancora un divano, un letto o un pavimento per me.

Quando poi mi sono innamorato della grafica, é successo per stampare magliette con cui vestirci, quando ho iniziato la mia ricerca nel video l’ho fatto con l’ obiettivo di imparare a raccontarci e quando nel 2007 ho iniziato a fotografare l’ ho fatto per ricordarci.

Erano trascorsi 10 anni, i momenti di incontro diventavano sempre meno, la scuola ed il lavoro erano diventate delle priorità più importanti, nel 2008 avevo appena iniziato a lavorare come assistente fotografo, non avevo più tempo per viaggiare, i week end li passavo con la mia ragazza e mia madre era finalmente felice che avessi messo “la testa a posto” concentrandomi sul lavoro e smettendo di tornare a casa periodicamente con qualche osso rotto.

Nel 2009 inizio un Master in foto giornalismo all’ agenzia Contrasto a Milano e nel 2010 assieme a Alberto Sinigaglia inizio a lavorare in proprio fotografando arredo di interni e architettura sotto lo pseudonimo di Kassel & Wassel, nel frattempo finisco ad abitare a Cesuralab, un collettivo di foto giornalismo fondato da Alex Majoli, fotografo e presidente dell’ agenzia Magnum di Parigi.

Ma mi stavo ammalando, quella che può sembrare una precoce e brillante carriera era in realtà il motivo per cui il medico aveva deciso di prescrivermi il Lexotan, i soldi che guadagnavo non avevo il tempo di spenderli, e le fotografie che producevo durante le mie giornate, seppur tecnicamente molto complesse da ottenere, erano completamente prive di anima, involucri vuoti per cui non trovavo più alcuna ragione di investire il mio tempo.

Avevo scambiato la soddisfazione per felicità. Ma quando era stata l’ ultima volta che mi sono sentito felice?

Erano i giorni in cui si saltava su un treno, si incontravano amici vecchi e nuovi, con le loro abitudini nelle loro città, quando si passavano le giornate per le strade a sporcarsi di mondo, quando si dormiva in 10 nella stessa stanza e la mattina si faceva colazione assieme, quando poi ci si salutava, ognuno diretto in una direzione diversa ma sapendo che saremmo stati di nuovo tutti assieme in una nuova città nel giro di poche settimane.

Siamo quasi arrivati.
A febbraio 2011 sono di nuovo in un furgone con alcuni di quegli amici, stiamo andando al Winterclash, il contest di blading più importante al mondo e che si tiene all’ area 51 skatepark di Eindhoven, dimentico di prendere il Lexotan, sono di nuovo felice, ho voglia di fotografare per essere sicuro di ricordarmi come sto una volta tornato, mentre scatto realizzo che non ci sono tracce dei nostri viaggi assieme, 15 anni di storie custoditi solo nella nostra memoria, in quel momento inizia tutto, é quello il momento in cui decido di fotografare davvero, in quel momento é iniziato il BLADE DIARY e da quel momento ho chiuso con tutto il resto e ho deciso di raccontare in un diario gli amici, le città e la cultura che mi appartengono e mi descrivono ogni giorno di più da quel’ estate del 1996.

E’ questo il momento?
E’ questo il momento. Ho deciso di lasciare una memoria di questo modo speciale in cui stiamo trascorrendo le nostre vite.

E oggi?
Da quest’ anno sono staff photographer per Be-Mag, il più vecchio magazine di blading che viene ancora stampato, questo mese con il numero 40 compie 15 anni. Certo non si guadagna come a fare i cataloghi di interni, ma se farete un salto sul mio sito forse capirete perché, per me, non ha importanza.

Pietro, chi indichi come prossimo intervistato?
Una delle persone che ho incontrato in questi anni é Enrico Grigoletti, ed é il mio consiglio per la prossima intervista.

Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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