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Siltea

3 minuti 529 parole

Che fare se lo Stato taglia i fondi? Fai da te e brevetta. Intervista ai ragazzi di Siltea.

parole: 422 | tempo di lettura: 2 minuti

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Qualche anno fa erano compagni sui banchi dell’università di Padova, ora condividono la scommessa di una start up. Elena Munerato, Michele Cecchin, Claudia Bortolussi, Fabiola Mischiatti e Marta Righetti ci raccontano da dove è partita la loro avventura con Siltea.

La vostra start up opera in un settore non certo facile: non è un momento d’oro per i beni culturali, che devono fare i conti con i continui tagli ai finanziamenti.
Proprio per questo abbiamo deciso di provare a costruirci un lavoro. Ci siamo laureati a Padova in Scienze e Tecnologie i beni culturali: un titolo purtroppo ancora poco riconosciuto nel nostro Paese, dove praticamente non esiste la figura del professionista che realizza le analisi diagnostiche funzionali ai progetti di restauro. Trovare lavoro sembrava davvero impresa ardua, così ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo scelto di percorrere un’altra strada.

Quale?
Abbiamo chiesto e ottenuto in licenza esclusiva dall’Università di Padova il brevetto di un protettivo nanometrico per il restauro di vetri e ceramiche e abbiamo pensato di implementarlo e proporlo sul mercato.

Quando siete partiti?
Il primo passo è stata la partecipazione alla competizione Start Cup Veneto 2010, dove siamo arrivati terzi. Abbiamo costituito la società nell’aprile dell’anno successivo, supportati dall’incubatore dell’Università di Padova Start Cube. Con l’ateneo abbiamo anche firmato una convenzione che ci ha permesso di utilizzare le loro apparecchiature scientifiche. I primi sei mesi li abbiamo passati a sbrogliare le questioni burocratiche, poi sono arrivate le prime commesse.

Di che tipo?
A sorpresa, c’è stato chi ha creduto subito in noi: uno dei primi lavori è stato l’intervento della Soprintendenza nella Chiesa di Santa Maria Annunciata di Milano, firmata da Gio Ponti. Di pari passo, ci sono stati affidati numerosi interventi su opere minori. Quello sulle ceramiche di Gio Ponti è stato poi un bel biglietto da visita che ci ha aperto la strada per altri lavori.

In cosa consiste la specificità del vostro prodotto?
La conservazione avviene attraverso un film di silice che, grazie alla metodologia sol-gel, viene applicato a temperatura ambiente: a differenza di altri trattamenti è quindi adatto anche per oggetti e manufatti che non possono essere surriscaldati.

L’applicazione è limitata al campo dei Beni culturali?
No, stiamo guardando anche ad altri settori: il protettivo si rivela ad esempio molto utile per conservare meglio le ceramiche destinate al mercato del lusso, stiamo poi studiando applicazioni nel campo dell’elettronica e della gioielleria. I riscontri che stiamo ottenendo sono incoraggianti e tante nuove idee sono in cantiere: il fatto di essere amici prima ancora che soci ci aiuta molto.

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Applicazione spray del coating siox-5 su ceramiche di rivestimento della Chiesa di Santa Maria Annunciata

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Applicazione a pennello su opera ceramica del protettivo siox-5

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Particolare dell’opera in ceramica

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Fase di lavorazione. Il prodotto viene caricato nell’aerografo

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Fase di test su mosaici in pasta vitrea (laboratorio)

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Particolare dell’effetto idrorepellente su una tessera musiva trattata con protettivo siox-5

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Applicazione sperimentale

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Immagine ESEM (Microspia elettronica a scansione) di una sezione di campione pittorico

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Immagine MFA (Microscopio a Forza Atomica) si una superficie ceramica invetriata non trattata con protettivo Siox-5

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Microscopio ottico digitale portatile

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Roberta Voltan

Intervista a cura di Roberta Voltan

Curiosa, da sempre un po' inquieta. Mamma, giornalista professionista, comunicatrice, sognatrice. Prova a non prendersi troppo sul serio, ma non sempre ci riesce. Qualche volta intuisce che le parole con cui racconta le vite e le storie degli altri non sono parole al vento. Sono i momenti in cui pensa che, nonostante tutto, ne vale la pena.

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